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A chi giudica il vostro cammino, prestate le vostre scarpe

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Rimuovere o affievolire la tentazione di giudicare gli altri è certamente una buona abitudine, molto salutare, certamente utile per ottenere relazioni sane e costruttive. La tentazione di giudicare gli altri senza conoscerli, senza sapere il loro vissuto, ma anche le loro azioni, gesta, attività, ecc., è forte in molte persone ed essere vittima del giudizio altrui non è mai piacevole, anche se spesso in troppi che esprimono facilmente giudizi se ne dimenticano.

Chi non è mai passato da quella fastidiosa sensazione generata da quella permessività o libertà che altri si sono presi parlando di noi senza conoscere i fatti, i dettagli? O quante volte siamo stato noi a commettere questo errore?

Occorre dire che alcuni sono più propensi a giudicare le persone che li circondano, altri, invece, giudicano molto e continuamente se stessi.
Su questo aspetto la psicologia è concorde:

chi giudica essenzialmente definisce se stesso.

Ci eravamo riproposti all’inizio di quest’avventura di tralasciare volutamente argomenti troppo assurdi o “estremi” per il timore di essere fraintesi e “giudicati” in modo erroneo. Ci sforziamo spesso, di scrivere alcuni articoli cercando di non prendere una precisa posizione lasciando in ultima analisi, e liberamente, come nello spirito del blog le considerazioni finali (le valutazioni), al lettore. Quando possibile, cerchiamo di mostrare anche più punti di vista mantenendoci nel mezzo (o almeno provandoci). Per intenderci, anche quando abbiamo una nostra precisa posizione dell’argomento che stiamo trattando apportiamo sempre dubbi legittimi ma moderati. Evitiamo cioè di citare direttamente un esponente del Cicap da una parte o una persona considerata come possibile “complottista” dall’altra.

Questo per rispondere a qualcuno che seppur in maniera garbata, (altrimenti non avremmo nemmeno finito di leggerlo), ci ha fatto notare che alcuni argomenti trattati sono poco credibili e/o considerati poco seri. Il che è una propria considerazione nel momento in cui formula liberamente tale pensiero, ma diventa un giudizio nel momento in cui sente “la necessità” di esporci il suo pensiero.

C’è stato anche chi ci ha etichettati come “miscredenti” dopo aver letto qualche articolo in cui ci si riferiva a qualche religione dimenticandosi che il “vivere liberamente” contempla anche il pieno rispetto di chi la pensa molto differentemente da noi. A tutti loro rispondiamo con una citazione:

“Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno.”
George David Aiken

Mi piaccio per quello che sono e non voglio che mi giudichi

Giudicare equivale a lanciare una moneta in aria per vedere che cosa esce: il bersaglio potrebbe essere un’altra persona o potreste essere voi. E se foste voi, di certo non vi piacerebbe essere giudicati.

In questi casi bisogna sempre pensare che, per capire il pensiero dell’altra persona, è necessario mettersi nei suoi panni, sapere che infanzia ha vissuto, che esperienze gli sono capitate, da quale contesto umano proviene, eccetera; quando qualcuno giudica, non sta facendo questo.

“Conosci il mio nome, ma non la mia storia. Hai sentito parlare di ciò che ho fatto, ma non hai vissuto ciò che ho vissuto io. Sai dove sono, ma non da dove vengo. Mi vedi ridere, ma non sai quanto ho sofferto. Smetti di giudicarmi.”
-Anonimo-

Ci sentiamo incompresi, frustrati e, a volte, anche la nostra autostima può risentirne. Ci piace che la gente parli in modo positivo di noi, che si preoccupi per noi e ci accetti.

Non contano i difetti o ciò che gli altri vedono da un punto di vista diverso. L’unica cosa certa è che essere così, vivere così e agire così ci rende felici. E abbiamo bisogno che le persone che ci vogliono bene considerino che questa come la cosa più importante di tutte.

Giudicare gli altri ci definisce

Abbiamo già detto che lo stesso danno che causiamo nel giudicare potrebbero causarlo a noi, per cui non è solo importante conoscere gli altri, ma anche che gli altri ci conoscano. Il segreto per riuscirci è farci conoscere attraverso le nostre azioni.

Questo equivale a dire che, se siamo i primi a giudicare sempre gli altri, è normale che tutti se ne rendano conto e ci giudichino a loro volta.

Può anche darsi, però, che non sia così, e che sentiate di essere giudicati senza meritarlo. Se è il vostro caso, pensate che non ci sono veri motivi per cui quelle persone vi stanno giudicando. Non lasciate che ciò che dicono di voi persone che non vi conoscono vi faccia del male: ognuno vive le esperienze a modo suo, e le percepisce in modo diverso.

Le persone che oggi vi giudicano, probabilmente stanno svelando più cose su loro stesse che su di voi, per cui dovete essere forti e lasciarvi guidare solo dai consigli degli altri, mai dai loro giudizi.

Se anche dopo queste riflessioni continuate a starci male, ricordate: a chi giudica il vostro cammino, prestate le vostre scarpe.

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