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“La vita dopo la morte”, da un testo di C.W. Leadbeater

Tempo stimato di lettura: 9 minuti

Nel corso di secoli e millenni, ci sono state proposte varie teorie a riguardo, dalle diverse religioni. Eppure l’intera questione rimane sempre circondata da un alone di mistero e soprattutto di tristezza. La morte appare sostanzialmente sempre oscura e terribile. Siamo abituati a questo manto di tetraggine e non ne vediamo l’assurdità e la mostruosità.

La prima cosa che dobbiamo invece realizzare sulla morte, è che si tratta di un avvenimento perfettamente “naturale” nel corso della vita umana.

La morte non è qualcosa da temere, ma semplicemente un passaggio necessario alla nostra evoluzione.

Al di là di essa, non c’è nessuno spaventoso e impenetrabile abisso, ma invece un mondo di luce e vita, che può addirittura essere indagato.

Leadbeater in abiti da massone di 33º grado

Charles Webster Leadbeater (Stockport, 16 febbraio 1854 – Perth, 1º marzo 1934) è stato un vescovo vetero-cattolico e teosofo britannico, co-fondatore, insieme a J. I. Wedgwood, della Chiesa cattolica liberale.

Il suo interesse per l’occultismo venne stimolato dal libro Occult world di Alfred Percy Sinnett, e si unì alla Società Teosofica, di cui Sinnett faceva parte, nel 1883, abbandonando la Chiesa anglicana. L’anno seguente Leadbeater incontrò Helena Blavatsky, fondatrice della società, quando visitò Londra; dopo averlo accettato come suo pupillo, la Blavatsky lo spinse a diventare vegetariano.

La misteriosa Madame Blavatsky tra spiritualismo e scienza

Nel 1906 Leadbeater venne accusato di costringere adolescenti, alunni sotto la sua istruzione, a masturbarsi. Mary Lutyens raccolse le testimonianze di tali allievi nel libro Krishnamurti: The Years of Awakening, dove afferma che i ragazzi in questione avrebbero rivelato queste pratiche ai loro genitori.

Leadbeater rispose alle accuse affermando che la pressante sessualità adolescenziale avrebbe portato i suoi allievi ad avere incontri con delle prostitute, e quindi per «proteggerli» doveva insegnar loro a scaricare regolarmente l’energia sessuale attraverso la masturbazione per evitare le conseguenze karmiche e morali dei rapporti sessuali a suo dire illeciti con le ragazze.

Avete capito il personaggio? Era comunque risaputo nella Società Teosofica che Leadbeater aveva un rapporto problematico e ambiguo, soprattutto sul piano sessuale, con i giovani studenti di cui si occupava, venne comunque riabilitato nel 1909 nella società teosofica.

Con il suo allievo Krishnamurti

Estratto dal libro “La vita dopo la morte”

VI SONO CONOSCENZE CERTE ?

Il soggetto della vita dopo la morte è di grande interesse per tutti noi, non soltanto perché tutti noi dobbiamo sicuramente morire un giorno, ma soprattutto perché non c’è quasi nessuno tra noi, eccetto forse i più giovani, che non abbiano perso (come noi diciamo) a causa della morte qualcuno che ci era prossimo e caro. Così, se ci fossero delle informazioni disponibili riguardo la vita dopo la morte, noi saremmo naturalmente molto ansiosi di averle.

Ma il primo pensiero che sorge nella mente di un uomo che vede un titolo come questo è usualmente:

“Può esserci qualcosa di certamente noto riguardo la vita dopo la morte?”

A tutte noi sono state proposte varie teorie sull’argomento dai vari gruppi religiosi, eppure perfino i più devoti seguaci di queste sette sembrano credere con difficoltà ai loro insegnamenti su questa materia, perché essi ancora parlano della morte come “il re del terrore”, e sembrano considerare l’intera questione come circondata da mistero e orrore.

[…]

Gli antichi erano in questo aspetto più saggi di noi, perché non associavano questi incubi tenebrosi con la morte del corpo – in parte perché forse avevano un metodo più razionale di disporre del corpo – un metodo che era non solo infinitamente meglio per i morti e più salutare per i vivi, ma era anche libero dalle macabre suggestioni connesse con il lento decadimento. Sapevano molto di più sulla morte in quei giorni, e poiché sapevano di più piangevano di meno.

La prima cosa che dobbiamo realizzare sulla morte è che è un avvenimento perfettamente naturale nel corso della nostra vita. Questo dovrebbe essere ovvio per noi, perché se noi crediamo completamente in un Dio che sia un Padre amorevole dovremmo sapere che un destino che, come la morte, tocca tutti ugualmente, non può essere cattivo, e che sia in
questo mondo che siamo o nel prossimo dovremmo essere ugualmente al sicuro nelle sue mani.

Questa considerazione da sola dovrebbe averci dimostrato che la morte non è qualcosa da temere, ma semplicemente un passaggio necessario alla nostra evoluzione.

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[…]
Ma gli uomini naturalmente diranno “Questo è molto bello e poetico, ma come possiamo essere sicuri che sia proprio così?” E’ possibile saperlo in moltimodi; c’è  abbondanza di evidenze a portata di mano per chiunque si prenda l’impegno di radunarle
insieme. Ciò che Shakespeare ha detto è davvero importante quando consideriamo che fin dagli albori della storia, ed in ogni paese dei quali sappiamo qualcosa, i viaggiatori sono sempre ritornati dall’oltre tomba ed hanno mostrato se stessi ai loro simili.

[…]
Fatti reali

Lo stato delle cose esistenti attualmente è molto più razionale della maggior parte delle teorie correnti. Non troviamo che alcun cambiamento improvviso abbia luogo nell’uomo al momento della sua morte, o che il suo spirito voli via in qualche paradiso oltre le stelle. Al contrario,

dopo la morte l’uomo rimane esattamente come prima

lo stesso nell’intelletto, nelle sue qualità e poteri; e le condizioni in cui viene a
trovarsi sono quelle che i suoi desideri e pensieri avevano già creato per lui. Non ci sono ricompense o punizioni dall’esterno, ma solo il risultato concreto di quello che lo stesso uomo ha fatto, detto e pensato mentre era sulla terra. Infatti, possiamo dire che l’uomo si costruisce il suo giaciglio durante la sua vita terrena, e poi è su quello che deve giacere!

[…]

Ma ogni uomo, durante il sonno del suo corpo fisico, usa il suo veicolo astrale in modo più o meno esteso, e in questo modo, ogni giorno stiamo con i nostri amici defunti. A volte abbiamo un ricordo parziale di averli incontrati, e in quel caso diciamo che li abbiamo sognati; più frequentemente, non ne abbiamo ricordo, e ignoriamo che siano avvenuti.

Tuttavia è sicuro che i legami affettivi restano immutati, e così, nel momento in cui l’uomo si libera dalle catene che lo legano al corpo fisico, egli naturalmente cerca la compagnia di coloro che ama.

Perciò la verità è che il solo cambiamento è che egli passa con loro la notte invece che il giorno, e che è conscio di essi a livello astrale invece che fisico.
Il portare i ricordi dal piano astrale a quello fisico è un altro aspetto completamente diverso, che non inficia in alcun modo la consapevolezza su quel piano, né la nostra capacità di muoverci in esso contotale libertà e facilità. Che voi lo ricordiate o no, essi stanno ancora vivendo vicino a voi, e l’unica differenza è che si sono spogliati del loro vestito di carne, che chiamiamo corpo.

Ciò non produce in loro nessun cambiamento, almeno non più di quanto cambi la nostra personalità quando ci leviamo il cappotto.

[…]
So quanto sia difficile per la mentalità comune afferrare la realtà di ciò che non possiamo vedere con i nostri occhi fisici. Per noi è molto difficile capire quanto sia limitata la nostra vista – capire che viviamo in un mondo vasto di cui possiamo vedere solo una piccola parte. Eppure la scienza ci dice con sicurezza che è così, perchè ci descrive interi mondi di vite minuscole (microbi) della cui esistenza noi saremmo completamente all’oscuro se ci basassimo solo sui nostri sensi.

[…]

Esplorando questo nuovo mondo, cosa vedremmo, per prima cosa?

Supponendo che uno di noi trasferisca la sua consapevolezza sul piano astrale, che differenza lo colpirebbe per prima? Ad una prima occhiata, probabilmente ci sarebbero poche differenze, ed egli penserebbe di guardare lo stesso mondo di prima. Lasciatemi spiegare il motivo – almeno in parte, perchè per spiegarlo completamente occorrerebbe un intero trattato di fisica astrale.

Proprio come qui abbiamo diversi stati della materia , il solido, il liquido, il gassoso, allo stesso modo ci sono diversi stati, o gradi di densità, della materia astrale, ed ogni grado è attratto e corrisponde a quello che gli è simile sul piano fisico. Perciò, il nostro amico vedrà ancora muri e mobili che gli sono noti, perchè anche la materia fisica di cui sono composti
non gli è più visibile, la materia astrale del tipo più denso li delinea ai suoi occhi in modo altrettanto chiaro. In realtà, se egli esaminasse gli oggetti più da vicino, vedrebbe tutte le particelle che li costituiscono in rapido movimento, mentre su questo piano sono invisibili;

[…]

IL PURGATORIO

Moltissime pene totalmente non necessarie e anche acute sofferenze sono state causate da coloro che ancora continuano ad insegnare al mondo sciocche fiabe su inesistenti spauracchi invece di usare la ragione ed il buon senso. L’infondata e blasfema teoria delle fiamme dell’inferno ha fatto più danno di quanto sappiano i suoi sostenitori, perché ha fatto danni sia nell’aldilà così come da questa parte.

Ma al presente chi muore potrà incontrare altre persone morte che sono state preparate in modo più assennato, e imparerà da loro che non c’è ragione di avere paura, e che c’è una vita razionale da vivere in questo nuovo mondo, proprio come c’era nel precedente. Scoprirà gradualmente che ci sono molte novità, e anche cose simili a ciò che già conosce; perchè in questo mondo astrale i pensieri e i desideri vengono espressi in forma visibile, anche se sono composti di materia più fine. Via via che la vita astrale prosegue, questi acquistano sempre più importanza, perchè dobbiamo ricordare che il defunto si ritrae sempre di più dentro di sé. L’intero periodo di una incarnazione è in realtà occupato dall’ego all’inizio nel circondarsi di materia, e poi nel ritrarsi di nuovo con i risultati del suo sforzo.

Se all’uomo comune fosse chiesto di tracciare un alinea simbolica della vita, egli probabilmente disegnerebbe una retta, che inizia alla nascita e si conclude con la morte; ma lo studente di teosofia la rappresenterebbe piuttosto come una grande ellisse, che parte dall’ego al suo livello mentale più elevato, e che finisce per tornarvi.

[…]

Gradualmente, i suoi pensieri si rivolgeranno in alto, preoccupandosi sempre meno materialità, fino ad abbandonare definitivamente il pesante corpo fisico. Il risultato di questo è che, passando il tempo, egli presta sempre meno attenzione alla materia inferiore, con la quale sono composti lecontroparti degli oggetti fisici, ed è sempre più rivolto a quella materia più sottile di cui sono costituite le forme-pensiero – almeno, cioè, per come le formepensiero appaiono sul piano astrale. Così, la sua vita si svolge sempre più nel mondo del pensiero, e la controparte del mondo che ha lasciato alle sue spalle svanisce ai suoi occhi, non perchè egli abbia cambiato la sua posizione nello spazio, ma perchè il centro dei suoi interessi si è spostato. I suoi desideri permangono ancora, e le forme che lo circondano saranno in larga parte espressione di questi desideri, cosicchè la felicità o meno della sua vita dipenderà principalmente dalla natura di questi.

[…]

 Supponiamo che il più grande diletto di un uomo sia la musica; sul piano astrale ha l’opportunità di ascoltare tutte le più grandi musiche che la terra può produrre, ed è anche in grado, sottostando a queste nuove condizioni, di ascoltarle molto meglio di prima, poiché qui, altre e più piene armonie sono ora alla sua portata, rispetto a quelle che le nostre limitate orecchie possono afferrare. La persona appassionata di arte, che ami la bellezza delle forme e dei colori, avrà davanti a sé , tra cui scegliere, tutta la ricchezza di questo mondo superiore. […]

E in tutti i casi c’è in più la meravigliosa delizia di non fare alcuna fatica. E’ qui che capiamo perchè , ogni qualvolta stiamo progredendo nei nostri studi o esperimenti,non riusciamo ad avanzare , poiché il cervello non riesce a tollerare più di un certo sforzo; al di fuori del mondo fisico, sembra che non esista alcuna fatica, perchè in realtà è il cervello che si stanca, non la mente.
Fino ad ora ho parlato di pure gratificazioni egoistiche, anche se di tipo intellettuale o razionale. Ma ci sono alcuni di noi che sarebbero soddisfatti solo con qualcosa di più elevato – persone la cui gioia più grande nella vita consiste nell’essere al servizio dei propri simili.

Che cosa ha in serbo per loro la vita astrale? Essi potranno realizzare la loro filantropia più efficacemente di prima, e in condizioni migliori che nel piano inferiore. Ci sono migliaia di esseri che possono aiutare, e con una certezza di far del bene molto maggiore di quanto sia abitualmente possibile in questa vita. Alcuni perciò si dedicano al bene comune; alcuni si occupano in particolar modo di amici o parenti, sia vivi che morti.


Questi concetti vengono ampiamente trattati nel libro seguente:

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Questo uso delle parole “vivi e morti” rappresenta una strana inversione dei fatti; poiché sicuramente chi è morto siamo noi, sepolti in questi grossolani e stretti corpi fisici; e chi è veramente vivo sono loro, così tanto più liberi e capaci, poiché liberi da ostacoli.

Spesso la madre trapassata in quella vita superiore, proteggerà ancora il suo bambino, e sarà per lui un vero angelo custode; spesso il marito ‘morto’ rimane vicino e in contatto con la moglie afflitta, grato se ogni tanto può farle sentire che egli vive accanto a lei con amore e forza, come in passato.

Se tutto ciò è vero, penserete, allora di sicuro prima moriamo meglio è; queste informazioni sembrano quasi incitare al suicidio! Di fatto, se state pensando solo a voi stessi e al vostro piacere, paradossalmente è così. Ma, se pensate ai vostri compiti verso Dio e i vostri simili, allora capirete subito che quel punto di vista non è più valido.

Voi siete qui per uno scopo – uno scopo che può essere raggiunto solo sul piano fisico. L’anima deve attraversare così tante difficoltà, e passare attraverso così tanti limiti, per guadagnarsi questa incarnazione terrena, che non si possono sprecare inutilmente questi sforzi . L’istinto di auto-conservazione è stato impiantato nel nostro petto per opera di Dio, ed è nostro dovere fare del nostro meglio in questa vita terrena per conservarla finchè le circostanze ce lo permettono. Ci sono lezioni che devono essere apprese su questo piano che non possono essere comprese in nessun altro luogo, e, prima le capiremo, prima saremo liberi perfino dal tornare ancora in questa vita inferiore e più limitata.

Perciò, che nessuno osi morire finchè non è giunta la sua ora, anche se, quando sarà il momento, potrà gioire nel passare dalla fatica al ristoro.

[…]


Ci fermiamo qui in questa interessante lettura, nel libro vengono trattati molti altri aspetti del “dopo la vita” visti secondo la teosofia e la medianità dell’autore del libro.

 


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gli aiutatori invisibili

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L’AUDIO LETTURA DEL LIBRO

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Audiolettura tratta dal canale YT Rubrica Dialoghi di Claudia Marcelli

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