venerdì, 30 Luglio 2021
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    HomeCuriositàIl VegVisir antico sigillo magico per non perdere la propria strada

    Il VegVisir antico sigillo magico per non perdere la propria strada

    Il Vegvisir è un antico simbolo magico usato dai vikinghi, la parola Vegvisir è formata da due parole islandesi: Veg e Vísir. Veg è un abbreviativo di “Vegur” e significa “strada” o “percorso”, e “Vísir” sta per “guida” o “guide”.

    “Se qualcuno porta con sé questo simbolo, non perderà mai la propria strada nella tempesta o nel cattivo tempo, anche se percorre una strada a lui sconosciuta”

    La precedente frase fu ritrovata in un antico manoscritto, denominato Manoscritto Huld ossia il manoscritto oscuro e si riferiva al Vegvisir disegnato tra le pagine.
    Anche se approssimativamente si conosce il significato del Vegvisir, il suo senso più profondo è ancora incerto. Lo si ritiene genericamente una sorta di bussola runica, un segnale di direzione, più precisamente lo “scorgere il modo in cui avvistare la via”.

    vegvisir

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    Come molti dei simboli magici di tale matrice anche il Vegvísir necessita, per essere efficace, del cosiddetto “testimone”, ossia una componente biologica del portatore: sangue, saliva o fluidi corporei, tessuti ecc., che devono essere parte integrante del supporto su cui il simbolo è disegnato, o essere il portatore stesso tale “supporto”.

    Questo simbolo è diventato quasi un simbolo di distinzione e patriottismo degli islandesi poiché è uno dei pochi simboli magici che sono stati trovati solamente in Islanda, al contrario di altri, che sono presenti in diversi territori che sono stati sottomessi alla dominazione vichinga.

    Le tipologie di Vegvisir

    Il vegvisir si può trovare in tre varianti differenti, che però non cambiano il suo significato originale, e non si conosce quale di queste sia l’originale.

    Inscritto in un cerchio: questa è forse la “forma” più conosciuta e più famosa, e fu ritrovata nel Galdraskraeda di Jochum “Skuggi” Eggertsson (1940).
    Inscritto in un quadrato: questa è la tipologia che è stata ritrovata nel manoscritto di Huld, e presenta anche una variante non solo nella forma “in cui è inscritto”, ma anche il braccio “a sud est” è differente.
    Lineare: anche questa variante si trova nell’Huld Manuscript, e dovrebbe sempre rappresentare il vegvisir. In questo caso cambiano sia la forma sia tutti i simboli.

    Simbolo vichingo o no?

    Questa è una domanda che viene fatta molto spesso e a cui ad oggi non si è riusciti a dare una risposta certa.

    Secondo le leggende e la tradizione, il vegvisir veniva tracciato o inciso sulle navi per non perdere mai la rotta, o ancora disegnato all’interno degli scudi per aiutare la vittoria in battaglia (esattamente come avveniva con l’Ǽgishjalmur, di cui parlerò in futuro) o ancora sulla fronte.

    Non si hanno però prove che tutto questo sia vero; infatti non si è trovato inciso su nessuna nave né in altri reperti risalenti all’epoca vichinga, e il fatto che il ritrovamento di questo simbolo risale a un manoscritto del 1800 o al massimo ad altri scritti minori risalenti al 1600, fa ancora più pensare che i vichinghi non fossero nemmeno a conoscenza di questo glifo.

    Viene anche nominato da Stephen Edred Flowers nel suo “Galdrabòk”, anche se ciò ha creato ancora più confusione in merito a questo sigillo perché nel manoscritto originale (attualmente situato nella “Royal Swedish Academy of Sciences di Stoccolma) non è presente alcuna traccia del vegvisir.

    Importante è anche ricordare che nonostante il suo significato è quello di non far perdere la rotta e negli ultimi anni abbia preso anche l’appellativo di bussola, le otto braccia che lo costituiscono non rappresentano i punti cardinali. Numerosissimi glifi infatti sono costituiti di base da otto braccia, ed è quindi sbagliato guardare e “leggere” il vegvisir come se fosse una comune bussola.

    È ancora dunque un sigillo avvolto parzialmente nel mistero, e nonostante i moltissimi studi che sono stati da sempre svolti, non si conoscono pienamente le origini e i segreti che nasconde.

    Significato del Vegvisir

    Per comprendere pienamente il senso del Vegvisir bisogna intenderlo come un simbolo dinamico e attivo, in interazione con le energie del portatore. Il vegvisir ha lo scopo di guidare il portatore e difenderlo dagli ostacoli lungo il cammino.

    “Il simbolo, nella sua globalità e prescindendo quelle che sono le varianti e gli adattamenti grafici, denota una struttura di base con otto glifi praticamente identici. Da un comune punto centrale si irraggiano otto semirette che si aprono al vertice in una sorta di forcelle “tridentate” che simboleggiano al contempo trasmissione e ricezione, emanazione e promanazione, invio e riassorbimento dell’energia. Si tratta di una struttura di base necessaria, come nella musica è il pentagramma, senza il quale le note musicali non avrebbero valore. La “forcella” in realtà è una runa, la ALGIZ e reca con se anche il significato tradizionale di protezione”.

    “Ricordiamo che la runa Algiz simboleggia la protezione celeste, i desideri realizzati, le sofferenze svanite. La sua forma ricorda quella di un uomo con le braccia alzate verso il cielo, simbolo dell’uomo in contatto col cielo e la terra. Estrarre Algiz significa che stiamo scoprendo il sacro nella nostra vita e dentro di noi e che stiamo riconoscendo e celebrando i doni ricevuti. Algiz è la Runa dell’Ordine Cosmico, è la tensione verso l’assoluto, la ricezione di forza e sostegno” (citando Runemal). Vediamo quindi quanto sia importante il fatto che i glifi del Vegvisir abbiano come base Algiz.

    Da “Esoterismo e Misteri”, studio di Claudio Dionisi:

    Glifo Nord 1: le tre barre orizzontali sull’asse verticale inferiore funzionano come modificatore della Algiz e simboleggiano un’amplificazione della funzione di protezione.

    Glifo Nord Est 2: In questo caso ci troviamo alla presenza di due distinti elementi con significati diversi. La parentesi piccola e la barra sono il primo elemento e rappresentano il portatore del Vegvisir mentre l’altro glifo, che non è una runa, reca con se i richiami caratteristici di yin e di yang.

    Glifo Est 3: E’ una runa abbastanza comune e simboleggia le “persone” ed il loro relazionarsi al portatore o più esattamente le “funzioni di relazione” tra il portatore e gli altri.

    Glifo Sud Est 4: indica forza nella trasmissione o emanazione ma impenetrabilità alla ricezione: una trasmissione a senso unico verso l’esterno. Il riferimento più immediato è con la runa Tyr o Teiwaz che rappresenta la guida ma anche la forza e il coraggio.

    Glifo Sud 5: La sua complessità e originalità è piuttosto evidente. Il significato è solo intuibile e sembra sottintendere un’amplificazione della funzione trasmissione-ricezione, non dal punto di vista della “forza” quanto della “frequenza”, mediante l’utilizzo di maggiori strutture.

    Glifo Sud Est 6: Si tratta forse di una rielaborazione sincretica operata in periodo rinascimentale aggiungendo parti di elementi archetipici. Non sappiamo esattamente cosa esprima.

    Glifo Est 7: il glifo più soggetto a variabilità tra quelli testimoniati nell’Huld Manuscript, nel Galdrakver e nel Galdraskræða Skugg,a che sono però testimonianze del 19° e 20° sec..

    Glifo Nord Est 8: Il cerchio che sta in testa all’asse ci concede qualche spiraglio di ipotesi sensata. E’ un elemento scomparso per secoli dai vari alfabeti per poi ricomparire con una pluralità di significati dove l’uomo è in relazione alla competizione o gara, alla famiglia, al grande artiglio del falco e alla madre terra.

    Concetto moderno del “Vegvisir”

    Al giorno d’oggi, il Vegvísir, è molto conosciuto tra neopagani, musicisti, rievocatori e soprattutto tra i fan delle serie TV e altre produzioni di massa che ruotano attorno all’epoca vichinga, senza omettere l’uso tra le industrie di abbigliamento, spesso visto indossato anche come gioiello.

    Tra i rievocatori si tende a utilizzarlo come decorazione sugli scudi o come ricamo sugli abiti. In questo caso il Vegvísir viene riconosciuto come “un simbolo runico antico germanico e vichingo, il cui compito era quello di fungere da bussola e avrebbe dovuto proteggere i guerrieri durante la navigazione, fungendo da guida e protezione divina”, ma questo tipo d’interpretazione si può trovare soltanto nella letteratura popolare e nella narrativa degli ultimi 30 anni.


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