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Vi riportiamo un interessantissimo articolo scritto dal filosofo canadese Stephen Ronald Craig Hicks, oggi vivente, che anche lui cerca di percorrere strade diverse per conoscere la vera storia del genere umano.
L’articolo è molto lungo per cui mi sono permesso di estrapolare alcuni passaggi significativi che sicuramente ci faranno, ancora una volta, riflettere.

…Fin dalla tenera età sui banchi di scuola ci viene insegnata la storia. Ci viene raccontato che l’uomo, tanti anni fa, viveva nelle caverne. Poi si è evoluto, ha cominciato a vivere in strutture sociali organizzate, ha iniziato a erigere edifici. Sono stati costruiti monumenti imponenti come le piramidi, fino ad arrivare ai giorni nostri….

Se pure queste non sono bugie deliberate va chiarita una cosa: questa è solo una delle tante interpretazioni possibili. Per cui possiamo ipotizzare altri modi su come leggere la storia, con una “guida” alternativa a quella ufficiale.
Quello che si legge sui libri di storia è il risultato della comparazione e dell’incrocio di molti elementi.

Molte persone hanno speso la loro vita per restituirci ciò che leggiamo oggi, che va dunque considerato con il dovuto rispetto nell’ottica di chi si è impegnato ai fini della diffusione della conoscenza.

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Purtroppo però la mente umana ha un grosso limite: quando si struttura su determinati presupposti, fa poi molta fatica ad abbandonarli.

Questo assunto è sempre vero in generale, ma nell’ambito degli studi umanistici può essere letale. Dalla fine dell’Ottocento in poi, da quando si sono accettate le teorie evoluzionistiche di Darwin, non si è più stati in grado di leggere con mente sgombra da pregiudizi ciò che poco alla volta veniva alla luce. Perché l’unica vera oggettività che abbiamo del nostro passato sono edifici, reperti e resti: ciò che segue è pura illazione.

Se ad esempio consideriamo i numerosissimi siti megalitici che esistono sparsi in ogni parte del globo, dobbiamo ammettere che nessuno può affermare con certezza incrollabile di sapere a cosa siano realmente serviti. Le ipotesi che si fanno, inevitabilmente, si basano esclusivamente sul nostro modo di ragionare. Ma se le persone che li hanno costruiti avessero ragionato e pensato in modo diametralmente opposto al nostro?


…Le civiltà antiche ci affascinano perché sembrano quasi aliene…tanto quelle persone ci sembrano diverse da noi che a volte stentiamo a crederle umane. E difatti erano molto diverse da noi, ma non per struttura fisica o biologica. Nell’Antico Egitto, ad esempio, “l’animale-uomo” si sarà pure evoluto, ma allora appariva più o meno com’è ora. Se non sono i corpi a differire, dobbiamo pensare che fossero le menti. Ovvero, quelle persone ragionavano su presupposti completamente diversi dai nostri. L’attuale nostra civiltà si è strutturata sul materialismo: ogni cosa viene considerata per ciò che è e su rigidi canoni razionali. Nell’antichità non era così, e abbiamo più di una prova in questo senso.


Gli antichi “templi” megalitici potrebbero essere luoghi di grande concentrazione energetica.

Al di là di quello che fosse stato il loro scopo, cosa che ci sfugge, è certo che chi li ha eretti non voleva fare un monumento “utile”, in senso stretto. Non servivano per abitare, per ripararsi, per immagazzinare grano e ricoverare il bestiame. Servivano ad uno scopo “invisibile” che però non era considerato meno “utile ” degli altri.

Stonehenge

Quindi, finché noi cercheremo di spiegarli in base al nostro modo di considerare l’utilità delle cose, continueremo ad andare molto lontani dal bersaglio. Questo vuol dire che tutti i reperti storici e archeologici che ci circondano potrebbero essere letti in un altro modo. Ma questa rilettura si rende possibile solo se accettiamo di spogliarci delle nostre “verità assolute”, che si sono solidificate negli anni ma che non sono verità assolute. Sono solo deduzioni fatte ignorando alcuni elementi importanti.

Gobekli Tepe: il primo tempio del mondo?

Prendiamo l’archeologia ufficiale, essa tende ad accantonare con spiegazioni sommarie i cosiddetti reperti enigmatici, gli OOPARt. Già il modo in cui vengino definiti presuppone un pregiudizio. Fuori da quale posto? Dal posto che SECONDO NOI dovrebbero avere. Lo studioso canonico si sforza di inserire quel tassello nel puzzle che sta costruendo e non ci riesce. Come un bambino stizzito, anziché azzerare tutto e ricominciare daccapo lo butta via, definendolo “un gioco, un semplice oggetto rituale” (che vale a dire “chissà a che diavolo sarà servito”).

Il mistero della piramide nera fluorescente | oopart

Viene con sé distruggere un progetto, un disegno che si sta componendo con tanta fatica forse da decenni è molto difficile. L’onestà intellettuale invece lo pretende! Come indispensabile sarebbe smettere di dare spiegazioni per noi plausibili a costruzioni che, in tutta franchezza, nessuno sa ancora come siano state concepite ed erette. Parliamo naturalmente delle costruzioni megalitiche come Baalbek, Stonehenge,
Gobleki Tepe, ecc. e ovviamente delle piramidi.


Se volete scoprire quale poteva essere la reale funzione delle piramidi egizie dovete assolutamente vedere la conferenza di Corrado Malanga dal titolo: “Corrado Malanga La piramide di Cheope: conclusione della ricerca” che riproponiamo di seguito nel video integrale.


…l’uomo oggi, rispetto al lontano passato, è sempre di più attaccato ai beni terreni, alle cose materiali.
Ciò oggi ci spinge a credere che sia stato sempre così. Ma c’è stato un tempo (questo è certo!) in cui l’uomo viveva in un contatto molto più intimo e viscerale con il pianeta. Noi oggi parliamo della Terra come di un corpo estraneo, qualcosa da sporcare, inquinare e nel contempo da “salvare”. Per l’uomo antico tale dilemma non esisteva, in quanto il suo essere biologico era in completa risonanza con Madre Terra.

…esseri umani che avevano scelto un’altra formula d’evoluzione e molti di questi avevano costruito civiltà basate sul rapporto uomo -Terra – energie cosmiche. Ciò che ne resta è poca cosa, perché molte delle passate civiltà non si basavano su presupposti materiali e l’eredità che ci hanno lasciato è prevalentemente spirituale: si legge nei racconti, nei libri sacri, nei miti e nelle leggende. Che noi consideriamo tali, ma forse non sono altro che resoconti storici reali.

Ne possiamo dedurre che la storia non è una linea retta, ma una ruota. Ad ogni ciclo, l’uomo deve decidere se far prevalere la propria parte spirituale interiore e collettiva o solo quella materiale. La memoria di ciò che è stato prima è fondamentale. E noi la stiamo occultando, vestendola delle forme che più ci aggradano e che meglio si conformano alla nostra visione del mondo…

Stephen Ronald Craig Hicks da un articolo di Ennio La Malfa

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