lunedì, 4 Luglio 2022
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Dalla teoria alla pratica… Impariamo lo “sticazzi” ;-)

Tempo stimato di lettura: 7 minuti

Il libro è dedicato alla riconqista di quella libertà con cui tutti nasciamo e da cui veniamo presto defraudati. La libertà che ci consente di poter vivere con leggerezza, fiducia e soprattutto col coraggio di chi ancora non si è fatto condizionare dalle nevrosi e dalla pesantezza delle persone che ci circondano.

Sticazzi” deriva dal gergo romano, come l’autore che ben conosce e ben comprende questa parola, significa “chi se ne importa”. Se si diventa così saggi ed equilibrati da arrivare non solo a dirla e pensarla, ma anche “sentirla” dal profondo di noi stessi, la vita tornerà ad essere semplicemente una bella avventura tutta da scoprire e da vivere.

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Lo Sticazzi non è filosofia di vita, è vita pura in azione. La lettura ideale (ed efficace!) per chiunque voglia imboccare la suprema via della leggerezza..

Sticazzi è l’antica e potente formula che da secoli permette di distaccarsi dalle gravose pesantezze del quotidiano. Se sai come usarlo, lo Sticazzi si rivela infatti l’efficace rimedio anti-gravità che ti consente di sciogliere conflitti interiori ed esterni, sgretolare sensi di colpa e superare paure, vergogne, blocchi e ferite.

Adoperato nel modo corretto, diviene un’espressione di saggezza e liberazione, una parola sacra che ti potenzia, protegge e libera da ogni catena.

Con allegra profondità e irriverente puntualità, queste pagine ti svelano il potere segreto insito nello Sticazzi, indicandoti in che modo il sapiente utilizzo di questa portentosa parola possa realmente migliorarti la qualità della vita nei più svariati ambiti, dalla famiglia ai social, dai soldi alla malattia, dal cibo a Dio.

«Lo Sticazzi non è una filosofia di vita, è vita vera in movimento, è amore in azione. Un’espressione che t’illumina, una parola sacra che ti protegge da ogni tuo mostro, da ogni catena, da ogni blocco, da ogni ferita».

In un mondo sempre più pesante, dove ogni cosa ha acquisito una gravità tale da schiacciare ogni impeto alla vitalità e alla gioia, Andrea Pietrangeli indica al lettore la suprema via della leggerezza e lo accompagna, con allegria e irriverenza, ma anche con profondità e puntualità, a scoprire il potere insito nello “Sticazzi”.

Tutto va sempre bene nel magico mondo dello Sticazzi, perché non è mai un vero fregarsene, ma uno scegliere coscientemente da cosa ci si vuole ripulire e Andrea mostra – esperienza personale alla mano – in che modo lo Sticazzi possa davvero migliorare sensibilmente la qualità della vita nei più svariati ambiti: dalla famiglia ai social, dai soldi alla malattia, dal cibo a Dio.

Una lettura piacevole e illuminante, una vera boccata d’aria fresca in un mondo sempre più rinchiuso dentro mura asfissianti. Provare per credere! No? Sticazzi!

«Lo Sticazzi richiama l’azione, chiede di mettersi in gioco, scegliere, decidere, fidarsi del buio, del nuovo, dell’ignoto, mostrarsi al mondo, permettersi di cambiare, disobbedire a papà e mamma, far rimanere male chi già stava male, credere solo in se stessi per imparare a fidarsi di tutto e di tutti».
Andrea Pietrangeli

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3 domande all’autore:

Barbara
Secondo Dante, che fra l’altro citi spesso nel libro, gli ignavi sono quei peccatori che non si sono voluti schierare e non hanno voluto combattere per le proprie idee. E questo, secondo il “Sommo Poeta” è un peccato molto grande. Che differenza c’è fra coloro che dicono e pensano “sticazzi” e coloro che si possono definire ignavi?

Andrea Pietrangeli
Ignavo vuol dire “non attivo”. C’entra ben poco con lo sticazzi che descrivo nel libro, che invece richiama all’azione totale su se stessi. Lo sticazzi richiede un impegno al di fuori del normale. Per come lo intendo io, è un disobbedire a tutto quello che non è in primis amore per se stessi. E se amore per se stessi è “non prendere posizione” quando tutto ti porta a prendere posizione, allora sticazzi! Io seguo me stesso e non prendo posizione!

Non seguo l’esterno, non seguo Dante, non seguo Dio, non seguo proprio nessuno tranne il mio sentire. Sticazzi! C’è gente che combatte per una vita e non si rende conto che non trova pace dentro. C’è altra gente che non combatte mai e invece potrebbe iniziare per mettere in circolo energie di rottura. Sono le loro sfide, sticazzi! Io ho la mia. Libero tutti dal mio giudizio, compreso me stesso. Su questo pianeta non ci sono verità assolute e nessuno le ha in tasca, né io, né Dante, né nessun altro. Per fortuna.

Barbara
Nel libro scrivi che dovremmo domandarci cosa ci fa bene a livello di notizie, esperienze, pensieri, parole ed emozioni, e quindi fare in modo di “nutrircene” come una sorta di cibo emozionale.

Ma quando capita di incappare, soprattutto sui social, in persone che amano diffondere notizie tristi e tragiche e sembrano voler solo comunicare stati d’animo depotenzianti, cosa suggerisci di fare? Perché queste persone amano diffondere tristezza e negatività se lo “sticazzi” fa stare meglio?

Andrea Pietrangeli
Ma eliminali! Perché guardi ancora lì? Il social serve proprio a imparare a fare piazza pulita di ciò che non vuoi intorno a te! La mia è una visione di vita olografica, cioè l’esterno non esiste: è solo un riflesso di ciò che hai dentro. Io parlo solo per la mia esperienza, e nella mia realtà l’esterno ti mostra solo a che punto sei. Tra l’altro, la bara è lì a ricordartelo, che sei solo al mondo e alla fine il giudizio universale sei tu che fai i conti con tutte le parti finte di te che recitavi nel mondo.

Gli altri ti mostrano chi sei tu. Se attiri situazioni depotenzianti parte tutto da te e la sfida è mollarle. Togliti di mezzo con la tua opinione e i tuoi giudizi, con la voglia di salvare il mondo o definire gli altri vampiri energetici. Secondo me queste sono tutte stronzate… I social in questo sono degli acceleratori. Ti allenano. Gli altri ti mostrano solo chi sei, non chi sono loro. Allora sticazzi. Invece di entrare in combutta, meglio fare silenzio ed eliminare quelle persone, che poi non sono altro che parti di te che chiedono di essere uccise.

Non commentare, non correggere, non ti agganciare a questi trappoloni della dualità. Visto che abbiamo citato Dante: “Non ragioniam di loro ma guarda e passa.” Vivi felice, invece di starci male. Non salvare nessuno, non ti far toccare, non connetterti con le realtà di dolore. Impara invece a usare bene lo Sticazzi… che quello ti salva davvero.

Barbara
In “Lo Sticazzi e il cibo” troviamo che consideri gli animali esseri senzienti e non ti piace mangiarli. Come poter applicare lo status dello “sticazzi” per tutte le ingiustizie che vengono perpetuate su questi poveri esseri viventi solo perché non possono difendersi dall’avidità e dall’ingordigia umana?

Andrea Pietrangeli
Io amo gli animali ma sto molto attento a non fare mai battaglie per difendere i più deboli perché conoscendo le energie, so che andrei a creare una realtà di dolore. L’attenzione crea realtà. Secondo me i due veri maestri del pianeta sono “dolore” e “morte”. Questo vuol dire, tradotto in qualcosa di utile, che se non impari a entrare nel tuo dolore e far morire quella parte di te dolorante, il dolore ti ucciderà a forza di indignazioni, incazzature, ingiustizie e quant’altro. Quando non riesci a uccidere quelle tue parti ferite, allora fai le battaglie e vedi ingiustizie nel mondo.

Sempre secondo la mia visione, ognuno di noi proietta la realtà che ha dentro e per molti esseri umani viene molto più semplice concentrarsi sul dolore esterno, su ciò che non va e sulle ingiustizie perché sono quelle che hanno subito da piccoli. In questo gli animalisti li vedo bimbi infantili molto, molto feriti, così come i complottisti e gli indignati, ma anche gli opinionisti e gli esperti tuttologi di vario tipo che devono sempre dire la loro.

Guardando il genere umano imparo molto di me. Quello che riconosco io è che di queste persone non parla mai la consapevolezza, ma solo la loro ferita infantile, che crea la loro personale realtà di dolore. Poi se hanno anche studiato, il danno è completo. Con amore immenso per noi stessi invece possiamo riconoscere le nostre ferite nei comportamenti e nelle scelte che facciamo ogni giorno.

La domanda piuttosto è: “Perché non ti concentri sul bello che c’è nel mondo?”,“ Perché non riesci a scorgere la perfezione in tutto quello che ti circonda?”, “Davvero pensi che Dio o chi per lui possa sbagliare qualcosa?” No, le persone rigide e ferite non si fanno queste domande, perché richiedono impegno. Perché nessuno te lo insegna. Perché guardare alle cose con distacco richiede un coraggio immenso.

Ti chiede di staccarti dalle tue ferite, dall’abitudine emozionale collosa e stantia ma tanta, tanta gente è molto affezionata ai suoi dolori e li ritiene verità assolute, perché conoscono solo quella fetta di realtà. Non vedono bellezza nella morte perché ne hanno ancora molta paura. Non vedono la guarigione nel dolore che esiste al mondo, perché non sanno ancora entrarci, nel dolore. lo scansano, lo schivano, lo evitano.

Così fanno le battaglie, loro, pensando siano nel giusto contro le ingiustizie. Perché hanno sofferto e non vogliono sofferenze nel mondo. Va bene così, per loro. Poi ci sono anche persone che si sentono realizzate nel portare avanti queste cause. Va bene così, per loro. Non per me.

La dualità è una fregatura immensa. La trappola più grande della dualità è quella di farti credere che ci sia qualcosa di valido per cui combattere… E intanto fuori arrivano sempre varie tipologie di guerre a bussarti sulla spalla. Che casualità, eh? Ma sticazzi. Il negativo è sempre facile da riconoscere e criticare. Il positivo invece richiede scelte, attenzione, costanza.

Non è un caso se il significato della parola “negativo” è “sentenza” e invece la parola “positivo” significa “coltivare”, “far crescere”. A concentrarsi su quello che non va sono tutti bravi. Tutti pronti a schierarsi con le ingiustizie. Tutti pronti a voler salvare gli altri. A non volere la plastica nei mari, le uccisioni di bambini, la pace nel mondo, la violenza sulle donne… In pochi quelli che riconoscono in questo il loro personale inferno-interno che continuano ad alimentare e creare…

La parola “contro” crea proprio quelle situazioni contro cui ci si scaglia. Vallo a spiegare ai benpensanti. In pochi sanno guardare oltre le apparenze, ma sticazzi, l’importante è che ci riesca bene io e che io rimanga sempre fluido di fronte ai paradossi della vita, perché alla fine conterà solo questo. Sono circondato di bellezza! Tutti sono belli a modo loro. Anche io, che dico e scrivo solo un mare di cazzate.

Note sull’autore:

Andrea Pietrangeli, nato a Roma, è un artista polifunzionale. Ricercatore, studioso, musicista, compositore e grafico creativo, inizia il suo personale percorso attraverso la filosofia, la spiritualità e la psicologia, alla ricerca della sua coscienza e del suo se stesso bambino più libero, giocoso e leggero. Sempre in viaggio, come relatore conduce negli anni numerose conferenze e laboratori in Italia.

Nel 2011 pubblica il suo primo libro di saggistica, Manuale di Risveglio (Anima Edizioni). Nel 2013 con Spazio Interiore pubblica RiEvoluzione. Romanzo alchemico, il primo della sua trilogia di romanzi. Nel 2016, dopo un viaggio avventuroso e solitario in India, a un passo dalla morte e a contatto con un virus, esce InCarnAzione. Romanzo Cosmico. Per presentare il libro compie una camminata a piedi da Roma a Milano sulla Via Francigena: 45 giorni di cammino in solitaria e in gruppo. Quest’esperienza diventa il documentario Io siamo in cammino. Nel 2017 esce LiberAzione. Romanzo animico. Per questo libro, l’ultimo della trilogia, l’autore vive una prova iniziatica passando tre notti da solo in un bosco.

Il cantautore Franco Battiato scrive un suo personale commento sul testo, pubblicato nel libro, in quarta di copertina. Nello stesso anno, si trasferisce per un periodo a Fuerteventura, dove scrive il suo quinto romanzo: Contemplazione. Storia di paura e coraggio.

Sticazzi – La suprema via della leggerezza è il titolo del suo sesto libro (2021).

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